Misfits of project
management
Issue
nr. 5 -
I "supermercati" del project management
back to "Newsletter"
Contents
·
Introduction
/ Introduction [italiano/English]
·
I "supermercati" del project management
[italiano]
¨
I
“supermercati"
¨ Gli
airliners
¨ "Internazionalizzazione"
¨ MIA
– Project Management
¨ Che
senso hanno i “sistemi” di project management “alieni”?
¨ Project
Management
e
professionisti
· Tip
–
5
minutes on Project
Plan
[English]
· Flash
–
Strategy (1) – “Blue Ocean strategy”
[English]
·
News
¨ Convegno
“Project Management 2010"
¨ Corso
di Project Management dell´Ordine degli Ingegneri di Padova
¨ Nuovo
corso (1): Project Management e Programme Management aziendale
¨ Nuovo
corso (2):
Difendersi dai tentativi di “influenza"
Introduzione / Introduction
Questa è una newsletter ironica – ci piace divertirci.
Per coloro che non hanno letto le issues precedenti:
www.righetconsult.com/newsletter
Perché questa novità della newsletter parzialmente in italiano?
Beh,
tutta colpa (o merito) dei nostri saggi mici Inklet e Tailchaser: hanno
deciso di imparare l´italiano :-)
Inoltre, un audit (chiedete ad Inklet e Tailchaser ;-) ci
ha rivelato che molte persone che non sono di madrelingua inglese hanno
difficoltà a capire le sfumature di pezzi ironici in inglese, com´è
naturale.
Scrivere una newsletter ironica in italiano per chi non è abituato non è
facile: l´ironia viene difficile quando si è abituati a praticarla in
un´altra lingua.
Inoltre, tradurre testi ironici è praticamente impossibile; questo è il
motivo per cui non esiste una versione inglese: ce ne scusiamo con i nostri
affezionati lettori che non parlano italiano.
Alcune parti della newsletter restano in inglese: si tratta di parti
tecniche.
Speriamo che questo esperimento sia ben accolto ed aspettiamo la vostra
opinione, in particolare Inklet-Macchiolina e Tailchaser-Acchiappacoda :-)
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This
is an ironic newsletter – we like having fun.
For
those of you who did not read previous issues:
http://www.righetconsult.com/newsletter
Why this novelty - a newsletter partially in Italian?
Well, it is a fault (or merit) of our wise cats Inklet
and Tailchaser: they have decided to learn Italian :-)
Moreover, an audit (ask Inklet and Tailchaser ;-) has revealed that many
people who are not native English-speaker have experienced difficulties in
understanding the nuances of ironic pieces written in English – that is just
natural.
Writing an ironic newsletter in Italian isn’t easy for those who aren’t used
to that: irony is difficult when one is used to practice it in another
language.
Besides, translating ironic texts is virtually
impossible; that’s the reason why an English text doesn’t exist: we
apologize with our devoted readers who don’t speak Italian.
Some parts of this newsletter are in English: they are
technical parts.
We hope this experiment will meet with your approval and
we wait for your opinion, in particular Inklet and Tailchaser
:-)
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I
“supermercati” del project management
Il
Project Management, non dovrebbe essere
tagliato per le necessità reali della singola azienda?
Ecco,
i cari mici Inklet e Tailchaser già dicono la loro su come vanno invece le
cose: mieooowwwww!!
Assistiamo alla riproposta in tutte le salse di “metodi”
di project management come panacea di tutti i mali: non importa il luogo,
non importa il tipo d´azienda e le sue necessità specifiche, arriva magari
la “mega azienda di consulenza” che propone sistemi rigidi creati per
tutt’altre realtà aziendali, magari dall´altra parte del mondo. Sperando
che usi metodi garantiti da una qualche Autorità e non metodi di proprietà
di qualche associazione od addirittura di una singola azienda.
Invece,
non solo ci vorrebbe una seria metodologia di Project
Management garantita da un´Autorità
come
PRINCE2
(Projects IN Controlled Environments),
ma è necessario adattare tale metodologia alla
situazione,
come peraltro già previsto da PRINCE2 stesso.
Perché citiamo PRINCE2 in primis? Perché è nata in Europa (è quindi più
vicina alle realtà europee di PMP od altro), offre la garanzia di essere di
proprietà del governo inglese, si sta diffondendo ovunque anche fuori Europa
(Stati Uniti, la patria del PMI, inclusi) e tra le organizzazioni
internazionali (NATO, e presto ONU, incluse).
Insomma, un successo europeo in un mondo solitamente dominato da metodi nati
in realtà estranee alla cultura ed al modo di pensare europei.
Vengono spesso (anche a sproposito) citate le soft skills nel Project
Management: dato che le aziende sono organizzazioni e quindi sono fatte di
uomini, non credete che il primo aspetto da curare sia quello culturale?
Che senso ha imporre “metodi” che niente hanno a che fare con le basi
culturali, e spesso anche economiche, locali?
Non è
quindi solamente un discorso di metodologie di project management serie e
garantite da delle vere Autorità, ma anche una necessità di adattare tali
metodologie alla realtà locale ed aziendale.
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I “supermercati”
A questo proposito, pensiamo ai “supermercati” del
project management: vendono expertise al metro come si fosse al supermercato.
Vendono sempre le stesse soluzioni indipendentemente dalla situazione,
magari giustificando questa omogeneizzazione con “internazionalizzazione”
(per un chiarimento sul nostro uso del termine, vedi il paragrafo omonimo).
E non
si tratta solo di “mega”; anche pesci piccoli agiscono nello stesso modo.
La
differenza tra piccoli e “mega” è molto semplice.
I piccoli
sembrerebbero convinti che con “l´internazionalizzazione” possano “apparire”
più professionali.
I “mega” talvolta vendono la
loro immagine: le loro pubblicità
appaiono sui giornali ... fanno pubblicità al marchio invece che alle
soluzioni. Questo poteva andare bene fino a ieri, ma tra la crisi e quello
che potremmo chiamare un “risveglio” localista, nel senso di riscoprire i
vantaggi di chi propone soluzioni adattate alle necessità e vicine al
modello culturale/economico del cliente, le cose sono destinate a cambiare
in fretta.
In particolare,
la crisi ha dimostrato che il modello del “mega
internazionalista” in generale non da certamente vantaggi: le aziende
cercano il profitto, ed il profitto può essere sia internazionale che locale;
adattabilità alle esigenze è la nuova (guarda un po’ che novita!) parola
d´ordine.
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Gli airliners
Ci piace fare un esempio: il mercato degli aerei.
Non c´è mercato più internazionale degli airliners o
degli aerei militari: i singoli componenti provengono dalle più disparate
parti del mondo.
Eppure,
anche nel caso di aerei eccellenti (il
paragone è perfetto con il project management garantito da un´Autorità),
ogni cliente vuole una soluzione personalizzata per quanto possibile.
E non
a caso, perché ogni realtà ha delle esigenze speciali e talvolta
inderogabili; tutti sanno che alcuni avanzatissimi elicotteri da
combattimento (AH-64 Apache), durante la prima guerra del golfo, hanno
sperimentato gravi problemi operativi a causa della sabbia; pare che anche
il fallito tentativo del 1979 di liberare gli ostaggi dell´ambasciata USA
sia stato dovuto alla sabbia.
E
badate bene che si tratta di prodotti ad altissima tecnologia che più di
tanto non si possono modificare!
Allora
perché non si dovrebbe fare lo stesso con il Project Management che è pure
una disciplina “intellettuale” ed il cui adattamento alle necessità
specifiche e locali del cliente è facilissimo e può essere totale?
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“Internazionalizzazione”
Chiariamo che “internazionalizzazione” tra virgolette è qui intesa in un
senso speciale: se da un lato vi sono le soluzioni su misura (chiamiamole
pure locali) adattate alla situazione aziendale, ma anche al modello
culturale ed economico locale, dall´altro vi sono le soluzioni
(“Internazionalizzazione”) generalizzate che fanno leva sull´aspetto
“internazionale” e magari sul “marchio internazionale”.
È quindi chiaro che noi
non abbiamo nulla contro le aziende o le operazioni
internazionali, noi commentiamo
l´”internazionalizzazione” per come appena definita e non come termine
geografico.
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“Supermercati”
– il tonno
Torniamo ai “supermercati” del project management.
Che
siano “ipermercati” o “mini-market”, una cosa sembra ovvia: il loro modello
non va. Perché?
Basta guardare
il progresso del project management dopo anni di
applicazione: tantissimi non sanno
cos´è; tanti ne parlano ma non sanno bene cos´è; pochi lo applicano ma i
risultati non sono quelli previsti; pochissimi ne hanno avuto una brutta
impressione; tutti quelli che restano (e che magari lo applicano) hanno
un´idea completamente distorta del project management stesso – e badate bene
che quest´ultimo aspetto si applica anche a tanti cosiddetti “project
manager”, basta andare a certi convegni (blasonati o meno) sul project
management per riscontrarlo.
Un prodotto eccellente com´è il vero Project Management spopola dove
arriva: il problema è che non arriva ai “supermercati”.
Bisogna accettare l´idea che il Project Management è come una Ferrari: corre
come una Ferrari, appunto, ma le concessionarie non si trovano dietro
l´angolo.
Il
Project Management è come il caviale: quello buono non si trova al
supermercato. Ammettiamo qui che ci piace il caviale: gustoso, con un
profumo magnifico ed un sapore ineguagliabile – Come avrete capito, questi
sono Inklet e Tailchaser che praticano l´italiano :-)
Oppure come il tonno: quello
delle scatolette che troviamo al supermercato non solo ha un gusto diverso
... ce ne vuole una quantità molto maggiore per saziare.
Alla fine, non solo è tutta un´altra cosa, costa molto meno di quello che si
potrebbe pensare.
Insomma, i supermercati del project management non solo non vanno,
“danneggiano” indirettamente le “casolinerie” (grandi e piccole) del project
management che si trovano spiazzate sul mercato.
Si è
ormai diffusa una tendenza a rivolgersi ai “supermercati”, anche perché
offrono tutta una gamma di servizi. Purtroppo, i posti come Harrods, grande
ma dove si può acquistare prodotti di prima qualità (nelle Food Halls, un
settore speciale), sono rarissimi.
Ecco allora che
le aziende pagano per un pacchetto che comprende tutto
... peccato che spesso ottengano solamente tanti bei discorsi sulle soft
skills, la comunicazione di gruppo, il team working, ecc.
Perché?
Perché ben pochi hanno un´idea di cosa sia veramente il
project management; complice l'informazione (libri, riviste, associazioni,
convegni, quant´altro),
la gente ha ricevuto un'impressione completamente distorta di cos´è il
project management.
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Che senso hanno i “sistemi” di project management
“alieni”?
Non è
certamente una novità: “metodi” di project management importati a piè pari
da realtà completamente diverse.
Anche
quando si tratta di metodi seri, di solito non vanno in realtà differenti da
quella in cui sono stati concepiti; come non bastasse, non vengono adattati
alla situazione locale. Quello che succede di solito è che dopo l´euforia
iniziale le aziende si vedono costrette ad adattarli comunque: se sono
fortunate, arrivano “in pari”.
Il prodotto esotico che trovate
al supermercato avrà una bella confezione però
...
Com’e’ che eccellenti metodologie di project management vengono dimenticate
a vantaggio di “sistemi” esotici?
Perche’ e’ semplice. È semplice andare dal cliente e
dirgli “Ti porto il sistema X, chiavi in mano.”
Quanto più difficile è andare dal cliente e dirgli: “Ho
una metodologia di project management seria che si è già dimostrata molto
efficace, però bisognerà lavorarci su assieme perché va adattata alle tue
necessità ed alla situazione locale”.
Giusto per fare un esempio:
perché adottare, tale e quale, un “sistema” di project
management nato in un altro continente?
Se non altro, cambia la mentalità delle persone; alla fin fine, sono le
persone che implementano, seguono e accettano un progetto.
La
spinta “localista” (culturalmente e/o economicamente) sta prendendo piede;
le aziende si guarderanno forse intorno e scopriranno i vantaggi di
soluzioni su misura (reale!) e vicine al loro modello culturale/economico
(ma non necessariamente geografico), in alternativa a proposte inalterabili
che fanno leva sul “marchio internazionale” di massa.
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Project Management e professionisti
Ovviamente, la cosa si estende ai professionisti
aziendali/manageriali:
guardare alla realtà significa rivalutare i professionisti preparati in
alternativa alle offerte “marchiate”.
La
dicotomia è semplice: comprare il mobile di qualità su misura per il vostro
soggiorno, od il prodotto di massa magari concepito per i soggiorni di un
altro continente?
Come inciso, un´altra domanda che dovremmo porci è:
scegliere il Project
Manager certificato in una metodologia garantita da un´Autorità governativa
ed adattata alla situazione locale, o
chi che se è certificato lo è in un metodo di un´associazione od addirittura
di un´azienda?
La cosa più incredibile è che non solo
il project management “su
misura” è più redditizio e comporta meno guai,
di solito non costa di
più e spesso addirittura di meno – la
pubblicità costa.
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Tip
– 5 minutes on Project Plan
The Project Plan is often mistaken for
the project itself; in truth, it is a fundamental
part of project management, but it is not the project.
Before the Project Plan, many things need to be done: in fact, how may you
plan without the “preparatory” part?
You
should first decide what you want to do, where you
want to start from, where you want to arrive.
Amongst other, you need to evaluate at least:
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Flash –
Strategy (1) - “Blue Ocean strategy”
Quite
often, we receive requests for pieces on strategy.
Strategy is linked to Project Management and not only as far as the planning
part is concerned, indeed.
Therefore, let’s dedicate this Flash to Strategy! :-)
Today
we will comment on just one of the concepts contained in the famous book ‘Blue
ocean strategy - How to Create Uncontested Market Space and Make the
Competition Irrelevant’.
As it
is written on the site www.blueoceanstrategy.com/boo/book.html,
visited on January 29th, 2010, ‘Based on a study of 150
strategic moves spanning more than a hundred years and thirty industries,
Kim and Mauborgne argue that tomorrow’s leading companies will succeed not
by battling competitors, but by creating “blue oceans” of uncontested market
space ripe for growth.’
Basically, we understood it this way: instead of fighting competition,
one should create his/her own market.
We
shall begin by highlighting the afore-mentioned part: ‘…spanning more
than a hundred years and thirty industries …’. From our point of view,
that makes something more than a mere century and just 30 industries: not
nearly enough to really challenge the knowledge of millennia of strategic
thinking and practicing.
Let’s go back to quoting the website: ‘Companies have
long engaged in head-to-head competition in search of sustained, profitable
growth. They have fought for competitive advantage, battled over market
share, and struggled for differentiation. Yet in today’s overcrowded
industries, competing head-on results in nothing but a bloody “red ocean” of
rivals fighting over a shrinking profit pool’.
We can’t help agreeing on a part: fighting is taking
place, especially in these times of crisis. But …
is fighting really avoidable? In
our opinion no, whatever you may do:
even if you manage to create or discover a new market, competitors will
arise immediately and jump on you with all their strength.
Even if they do something
different, as soon as they smell business they will “invent” a product doing
exactly what yours do, or so will they
claim.
Again from the website, the
most important sentence ‘Blue Ocean Strategy provides a systematic
approach to making the competition irrelevant.’
Let’s say immediately we don’t
think competition can ever be irrelevant.
For
millennia man has written on strategy; the conclusion has always been the
same: one must fight to obtain something, be it a fight against
meteorological conditions or a fight against a raider.
All
of us know we would like things to be different: all of us have an inborn
necessity for freedom, therefore “forgetting enemies” is a popular utopia
because enemies (or competition) limit our freedom. When we feel
“restrained”, we tend to make errors: that is why “traditional” strategy
exists, i.e., to help us dealing with enemies/competition.
Another name for (traditional) strategy is “experience”: why throwing away
millennia of proven human experience to please our psychological
necessities? Unfortunately, failing to accept reality leads to dire
consequences.
Mind,
we are fond of progress and innovation, but only
when they have clear and proven advantages.
Someone makes a simile between “Blue Ocean strategy” and Sun Tzu (“The art
of war”), for Sun Tzu recommends to begin fighting when the fight is already
won.
We do
not agree with that, for Sun Tzu’s strategy implies both attack and defence:
saying one should manoeuvre so as to be the winner
before fighting (or even to avoid fighting) is quite different from saying “Abandon
the field before fighting and go in search of other places where to live in
peace”.
Be sure that as soon as you have found a profitable
new area, enemies (or competition) will arrive; worse, by then
you will have acquired the fame of a conceding opponent, therefore
competition will be more savage than ever.
Real
competition deals with profit, whatever may be producing it; it will jump on
you, even if its products aren’t in truth competing with yours.
In
this era of marketing, advertising, networks and so on, competition will
“destroy” your products and promote its own, even if they are no match for
your products.
Will
you fight or run?
Will you stay to protect your investments, or will you flee abandoning
the field and profit?
Mind,
the Strategy-of-old states: when your enemy is on the run, take the occasion
and annihilate him/her. Do you really think competition, which is not
applying Blue Ocean strategy, will let you go unscathed?
Do you really think your customers will stay with
you after you have left the field? How long has it taken to
acquire your present customers?
We
know well how things work, for we introduced Prince2 in virgin areas.
You
know, no real competitors, but … we got fierce competition. Mind, especially
in these times of crisis, competition makes use of whatever means is at its
reach.
Our
practice does not adopt exclusively defensive or aggressive tactics: it uses
what is needed at the right time, exactly as advised by millennia of
thinkers.
One
can stay on the defensive when dealing with competitors, but he/she must go
on the offensive to get markets.
A
simile: if you play chess, you know that staying exclusively on the defense
is a sure receipt for defeat.
And …
you can’t run from the chessboard: if you want to
play, you have to fight, either you win or lose; better to fight
well by making good millennia of experience, isn’t it?
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News
Convegno “Project Management 2010”
Il
convegno “Project Management 2009”è stato un successone: