Misfits of project
management
I radicali liberi
Contents
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I radicali liberi
[italiano]
¨
"XXXXX” project management
¨ Project
Management ed emergenze
¨ “XXXXX”
cosa?
¨ “Radical”
project management, ecc.
¨ Perché?
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Ricordate un famoso film di James Bond, il mitico agente 007?
Al momento, anche
i cari mici Inklet e Tailchaser non riescono a ricordare il titolo, ma
doveva essere con Roger Moore.
Insomma,
all'inizio del film il Nostro, tra una missione e l'altra, era in una
clinica “benessere” del governo dove lo tenevano a “stecchetta” - roba da
morire d'inedia - perché
il suo organismo
doveva eliminare i radicali liberi.
Naturalmente, James Bond si procurava comunque di nascosto ogni ben di dio,
con il risultato che … gli facevano i complimenti per quanto bene stava.
Era una mattinata calda e soleggiata.
Inklet e Tailchaser avevano abbandonato molto a malincuore il loro posticino
al sole: 'Mmiew!?'
Insomma, gita di
famiglia per sentire i “guru” del project management.
Oddio, qualche (molto
qualche) intervento era buono, ma quando si è arrivati ad un vecchissimo
film – che c'azzecca? – a volume intollerabile Inklet e Tailchaser hanno
fatto il colpo di stato: 'Via subito o ti diserediamo!'
Ma non è di
questo che parliamo oggi.
Oggi parliamo di quella moda che vede il
diffondersi a macchia d'olio di attributi aggiunti al project management:
giusto per nostra comodità, li chiameremo “radical” project management,
“XXXXX” project management, ecc.
Sempre per nostra comodità (Inklet e Tailchaser
sono molto pratici – ovvio, sono dei mici!), il termine ironico “radicali
liberi”.
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“XXXXX”
project management
Perfino
l'uditorio aveva fatto domande “impertinenti” dopo l'intervento sul “XXXXX”
project management: evidentemente, aveva trovato la cosa di estremo spessore.
Diciamocela tutta: nessuno aveva capito cos'era.
Siccome l'evento
era di un interesse assoluto, tra una telefonata, una boccata d'aria,
un'altra telefonata e qualche chiacchiera con le hostess, abbiamo agganciato
il signor “XXXXX”.
Ops, abbiamo
dimenticato le chiacchiere con i partecipanti all'evento che telefonavano,
prendevano una boccata d'aria, telefonavano un'altra volta - ma non
chiacchieravano con le hostess.
Abbiamo così
avuto modo di conoscere il signor “XXXXX”: Inklet in particolare avrebbe
fatto l'invidia di Torquemada.
Oh, ma tutto con
tatto e gentilezza, eh!
In quanto a soft
skills, nessuno batte Inklet.
Insomma, il
signor “XXXXX”, al secolo “XXXXX” project management, consiste
nell'arrangiarsi, o meglio nello stare alla canna del gas 24/7 – 24 ore al
giorno per 7 giorni alla settimana.
Ora i nostri 25
lettori (il Manzoni ci perdoni) diranno: “Ma non è un giudizio un po'
radicale?”
Beh, si parla di
“XXXXX” e “radical”, no?
In poche parole,
il signor “XXXXX” vive alla giornata: arriva al lavoro e si arrangia sul
momento; il giorno dopo, la stessa storia.
Tailchaser: 'Ma
allora perché lo “XXXXX” project manager non va a fare il muratore?'
Inklet: 'Ma
veramente ... anche il muratore pianifica la sua attività, non fosse solo
per la giornata anche quando lavora “a giornata”'.
Già intravediamo
una soluzione: mandiamo il muratore a fare il project manager.
Tailchaser: 'Sì,
ma lo “XXXXX” project manager dove lo mandiamo? Tirare su un muro fatto bene
non è mica facile, neh!'.
Inklet: 'Saprà
bene come spingere una carriola e portare un sacco di cemento, no?'
Insomma, grande
brainstorming in famiglia: che farne dello “XXXXX” project manager?
Conclusione:
il bravo muratore è un professionista, il suo
lavoro non è facile come sembra, forse lo “XXXXX” project manager
potrebbe spingere una carriola (ma non saprebbe come tenerla in equilibrio)
ma a portare sacchi di cemento si farebbe male.
Ma torniamo alle
risposte date alle nostre domande – speriamo di avere capito bene.
Ci sarebbero
progetti che non possono essere pianificati (o altro) in nessun modo: tutto
al momento, decisioni d'emergenza come modo di vivere quotidiano.
Già qui, sorge
una prima domanda: se non c'è pianificazione, che costituisce comunque una
parte fondamentale del Project Management, che project management è?
Ancora: come si
fa a stabilire i tempi, i momenti di controllo, un communication plan, dei
contingency plans, il controllo di qualità, i controlli in generale, ecc?
Come si può
pianificare l'utilizzo del personale, che magari qualche volta vorrebbe pure
andare in vacanza?
Quanto può durare il project manager in queste condizioni?
Com'è possibile
fare un business case, analizzare i rischi (fondamentali per la stesura del
progetto, ma anche per deciderne la fattibilità), creare un'organizzazione
per il progetto?
La risposta
sembrava in questi termini: la situazione non consente altro.
Ma allora, che
project management è?
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Project Management ed emergenze
Tanto per
chiarire la questione, riportiamo qui la nostra definizione di Project
Management:
Il
Project Management
(Gestione progetti)
è una disciplina che consente di gestire
i progetti in modo ordinato.
Ancora:
Niente viene lasciato al caso, dalla
concezione iniziale alla chiusura del progetto.
Quelli di voi che erano presenti al
nostro convegno 'Project
Management 2010' si ricorderanno alcuni
degli attributi fondamentali di un progetto:
lifespan finita e definita, prodotti definiti e misurabili, solamente le
attività necessarie per ottenere i prodotti.
Durante un progetto vi potranno essere
situazioni d'emergenza, addirittura situazioni non previste dai contingency
plans, ma … il progetto non deve partire “alla ventura”.
Un progetto va impostato con un minimo
di criterio, altrimenti è ovvio che ci si troverà subito alla canna del gas
– nel qual caso sarebbe forse meglio fermarsi 5 minuti, fare qualche
considerazione e porsi qualche domanda, no?
Anche nel caso di eventi catastrofici
assolutamente non prevedibili, un progetto ben impostato e diretto secondo i
principi del buon Project Management potrà reagire molto meglio alla
situazione.
Se, invece, il progetto parte già alla
canna del gas …
Facciamo due esempi presi dalla storia:
le vexillationes romane ed i Kampfgruppen tedeschi; come vedremo, questi
ultimi possono essere ripresi tali e quali nel Project Management.
L'esercito romano era uno dei più
organizzati della storia, tuttavia in condizioni d'emergenza si ritrovava a
dovere tamponare situazioni disperate.
La soluzione?
Le vexillationes,
ovvero distaccamenti presi da delle unità vicine che potevano inviare
solamente quantità limitate di rinforzi nella zona critica; senza indebolire
troppo le unità meno pressate, si rinforzavano i settori in situazione
critica.
Perché era possibile? Perché
tutto era organizzato e pianificato, cosicché nel
momento critico i comandanti sapevano esattamente cosa e quanto potevano
inviare, e con quali conseguenze sui settori indeboliti.
I Kampfgruppen
(gruppi da combattimento) tedeschi della seconda guerra mondiale sono
l'apoteosi del concetto: soprattutto - ma non solo - nella seconda parte
della guerra, furono utilizzati moltissimo e contribuirono in modo
fondamentale al prolungamento della guerra; insomma,
funzionavano alla grande.
L'esercito tedesco si trovava spesso in
situazioni disperate, tipo crollo di decine o centinaia (in Russia) di
chilometri di fronte; il problema era che anche le unità vicine erano in
situazione critica.
Allora si prendeva un valido e dinamico ufficiale (di solito già presente in
un'unità superstite o, più spesso, in una delle unità vicine) e si
costituiva un Kampfgruppe:
un insieme bilanciato
di unità delle varie armi – una compagnia da una divisione, un reggimento da
un'altra, un battaglione da un reggimento, ecc.
Il Kampfgruppe procedeva a tutta
velocità verso la zona del disastro (addirittura, talvolta alcune unità
arrivavano prima ed altre dopo) raccogliendo tutte le forze in rotta che
poteva durante la sua marcia di avvicinamento; in caso le forze che
incontrava non fossero idonee ad essere incorporate nel Kampfgruppe,
venivano assegnate a scopi difensivi locali.
Com'era possibile?
In condizioni ordinarie, tutto era
organizzato, pianificato e controllato:
in caso di emergenza, non c'era
difficoltà a costituire i Kampfgruppen
sapendo bene cosa avrebbe comportato ciò per le unità costrette a cedere
parte delle proprie forze (spesso i reparti più efficienti).
Avete notato la similarità con il
project management?
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“XXXXX”
cosa?
Com'è possibile gestire una
situazione d'emergenza quando già l'attività ordinaria è gestita come
un'emergenza?
Tailchaser: 'Lo “XXXXX”
project management non solo non ricade nella definizione di project
management, per me è ricetta sicura per il disastro già in condizioni
ordinarie'.
Inklet: 'Non
ci siamo nemmeno con la definizione di progetto: non mi pare che sia finito
e definito, né che i prodotti siano definiti e misurabili, né che le
attività possano avere luogo solo ed esclusivamente in funzione dei prodotti'.
Tailchaser: 'Sai
Inklet, mi chiedo quali siano i vantaggi che porterebbe questo signor “XXXXX”:
vivere alla giornata, secondo
tutte le discipline, porta a costi e rischi molto maggiori, nonché al caos
invece che alla razionalizzazione'.
La risposta “XXXXX” probabilmente
sarebbe: si tratta di progetti che non possono essere gestiti diversamente.
Vabbé, però non sono progetti e,
secondo noi, non stiamo nemmeno parlando di Project Management.
Forse, chi paga dovrebbe fare qualche
considerazione e rivedere tutta la faccenda: dopotutto, come abbiamo visto,
si può fare un progetto (finito e definito) con tutti i crismi e gestirlo
con il Project Management anche e soprattutto in condizioni d'emergenza;
fermo restando che le emergenze tali dovrebbero
restare, senza invadere il campo dell'ordinario.
“XXXXX”
project management? Mi-miieeeww! - Come tradurre Inklet? Diciamo "XXXXX"
qualcos'altro, va!
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“Radical”
project management, ecc.
Parlavamo di
radicali liberi.
Vi sono cose che
(sempre per nostra comodità) chiameremo “radical” project management ed
altro.
Insomma,
l'invasione del “super x” project management, un fenomeno che ci ricorda la
“total quality” et similia.
Se da una parte
vi sono approcci (ad esempio il Lean project management o l'Agile project
management) che hanno una motivazione, dall'altra vi sono i “super x”
project management la cui ratio sfugge ai più – sarà che i geni sono
difficili da capire.
Tutto è “di più”,
radicale … almeno nominalmente. Cosa sia praticamente, non si riesce a
capire.
Sembra di vivere
nell' era dei “radicali liberi” ;-)
Sappiamo cosa direbbe 007:
“Bond, James Bond. Lasciate perdere le diete esotiche, datevi allo
champagne”.
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Perché?
Perché i
“radicali liberi”?
Perché non basta
il Project Management? Come abbiamo visto, il buon
Project Management da' grande beneficio a chi ne fa uso e funziona anche
nella gestione delle emergenze – ok, magari in questo caso ci
vuole un Project Manager che sa veramente quello che fa.
Tailchaser: 'Ma se, ad esempio,
lo “XXXXX” project management sembra essere tutto fuorché Project
Management!'.
Magia: aggiungi un attributo e cambia tutto.
L'aspetto più
bizzarro è che sembra quasi che il Project Management abbia limitazioni che
non ha, che di fronte a certe situazioni (peraltro non ben definite) non sia
valido.
Si arriva a
giustificare il quotidiano lavorare “alla canna del gas”, a dargli una
patente (project management)
che secondo noi assolutamente non ha.
Allora perché?
Vi diremo: quando
abbiamo cominciato a mettere a punto il nostro sistema di Programme
Management / Gestione ed organizzazione aziendale avevamo accarezzato l'idea
di chiamarlo “Total project management”, nel senso che estendeva il raggio
d'azione del Project Management rispetto a quanto normalmente applicato;
inoltre, non era male per il marketing – Programme Management / Gestione ed
organizzazione aziendale non è il massimo.
Il nome avrebbe
potuto andare perché si trattava di applicare fino in fondo il Project
Management nella gestione aziendale (senza esagerare, ovvio).
Beh, scoprimmo la
pletora dei “radicali liberi”! Fine di un'idea di nome.
Alla fine,
chiamare le cose per quel che sono non è poi così male: Programme
Management/Gestione ed organizzazione aziendale. Perlomeno, tutti sanno di
cosa si parla.
Insomma, Tailchaser è convinto: 'E'
probabilmente un'operazione di marketing: convinci il cliente che gli serve
qualcosa di speciale che il normale Project Management non può dargli;
proponigli qualcosa con un nome “radicale”'.
Ecco che la valente Inklet interviene: 'Chi
paga sarà probabilmente felice perché l'attività gli sembrerà continuare su
binari familiari, sicuramente convinto che quella sarà la volta buona'.
Vabbé, ma era
proprio necessario scomodare il project management?
La saggia micia: 'E
chi non parla di project management, oggigiorno?'
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